MASSIMO ROSSETTI

SLIM

MASSIMO ROSSETTI

SLIM

 

a cura di Gianluca Marziani

 

Diminuire, stringere, circoscrivere, delimitare: sono queste le dimensioni ottiche che rompono i codici figurativi dei social media, di solito orientati ad una chiarezza che semplifichi la semantica ed elimini il margine chiuso del parziale.

Massimo Rossetti, fedele ad un dipingere empatico dal tenore concettuale, devia la pittura fuori dal totale, stringendo l’inquadratura in lunghe strisce ottiche, come fessure di un’ideale barriera che aumenti la sezione significante. Osserviamo paesaggi urbani, palazzine, monumenti, zone verdi e altri frangenti panoramici; luoghi di apparente normalità, qui dipinti con tenacia realistica e morbidezza del tratto, sospesi nel limbo delle immagini postdigitali, dove solo la pittura accende la dimensione virtuosa del simbolico. Stretti telai in orizzontale o verticale, disposti con nuove modalità d’allestimento, identificano la geografia anomala di questo progetto, pensato per ridefinire la forma del paesaggio e l’equilibrio gravitazionale dei margini. Un’azione che genera molteplici letture attorno all’immagine, rigenerata da un linguaggio che varca le soglie temporali e imposta nuove regole d’ingaggio visivo.

 

SLIM è meccanica soffice dello sguardo

SLIM è il reset che riapre la tenda ottica

SLIM è un workout per ridefinire l’approccio col reale

 

L’artista ci attrae nel suo gioco di spazi compressi, rendendo il fruitore una sorta di voyeur dietro la staccionata del giardino, dove esili fessure simboleggiano la parzialità di un desiderio segreto. L’immagine a strisce gioca con noi, stimola i sensi assopiti, costringe a ricostruire il contesto, lasciando spazi d’interpretazione che muovono la pittura al suo interno. Quel desiderio segreto corrisponde ai margini nascosti, al mondo oltre il telaio, al mistero semantico che guida la via del Pictor Optimus. L’occhio viaggia tra luoghi reali che ridefiniscono la grammatica soggettiva del close-up, il tenore di una fotografia lo-fi, le relazioni plausibili tra telai pittorici e device elettronici. Insomma, la parzialità sul mondo non era mai stata così “totale”.